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La ricerca di nuovi vantaggi competitivi quanto più ampi e difendibili è diventato un obiettivo prioritario per le imprese che desiderano mantenere ed aumentare la propria presenza in un mercato globale in continua evoluzione.

I vecchi vantaggi della competizione, legati al costo del lavoro, delle materie prime e dell’energia sono infatti oggi tutti ad appannaggio dei Paesi nuovi venuti sui mercati internazionali (Cina, Sud Est Asiatico, America Latina). La capacità di ideare e realizzare a costi contenuti prodotti innovativi costituisce quindi oggi la misura della competitività dell’impresa, e la condizione indispensabile per raggiungere una posizione di vantaggio rispetto ai concorrenti.

L’ampiezza e la difendibilità dei vantaggi competitivi derivanti dall’innovazione è sempre più connessa al contenuto originale di ricerca e sviluppo, in termini tecnologici e scientifici, che caratterizza il prodotto e ne determina le prestazioni.

Della stretta relazione che lega ricerca e innovazione si parla spesso, negli ambiti più disparati. Se però vogliamo uscire dall’ormai logora ripetizione dei luoghi comuni che troppo spesso ricorrono nel dibattito su questi temi, dobbiamo fare qualche sforzo in più per ricostruire il senso e il contenuto di queste due attività, in relazione alle aspettative delle imprese.

La relazione che lega ricerca e innovazione è molto stretta, e può essere riassunta graficamente in un processo ciclico nel quale la ricerca costituisce la prima fase.

 

ricerca e innovazione

 

La ricerca è un processo che trasforma una risorsa economica (investimenti in attrezzature, impiego di risorse umane specializzate, utilizzo di know how già acquisito…) in conoscenza.

Questo processo può svolgersi all’interno o all’esterno dell’impresa, nei centri di ricerca o in laboratori universitari o privati, e può comportare tempi e costi molto variabili, a seconda della complessità dei temi affrontati e del livello di approfondimento scientifico e tecnologico.

In realtà, si tratta di un processo che è noto e familiare a tutti, non solo agli “addetti ai lavori dell’innovazione”. Ognuno sa che nell’affrontare qualsiasi tema di studio o applicativo, se vi dedica sufficienti risorse e dedizione, al termine del percorso di apprendimento ha comunque acquisito più informazioni e conoscenza rispetto al momento di partenza.

L’innovazione invece rappresenta, nel percorso ciclico schematizzato, la fase successiva e inversa alla ricerca. L’innovazione infatti è un processo che parte dalla conoscenza sviluppata nella fase di ricerca e la trasforma in risorsa economica. Questa trasformazione deriva dall’applicazione dei risultati della ricerca in prodotti e servizi che, una volta introdotti nel mercato, genereranno nuova ricchezza destinata a remunerare gli investimenti effettuati e, in parte, ad essere reinvestita in nuove attività di ricerca per alimentare il “ciclo virtuoso” dell’innovazione.

E’ da rilevare come questa seconda fase del processo sia in realtà molto più delicata ed incerta della fase precedente. Trasformare la conoscenza in nuova ricchezza economica è infatti un’attività i cui risultati non sono affatto garantiti.

Molti possono essere i motivi per cui una nuova conoscenza non riesce a trasformarsi in innovazione, cioè in un prodotto di successo destinato al mercato. E’ possibile, ad esempio, che il risultato che abbiamo ottenuto a seguito delle attività di ricerca non corrisponda ad un bisogno effettivo (cioè diffuso e duraturo) del mercato, oppure che, come spesso accade, sia troppo in anticipo sui tempi, per cui il mercato non è ancora maturo per poterlo apprezzare.

Distinguere tra conoscenza e innovazione pone in rilievo la differenza che esiste tra "economia dell’invenzione" ed "economia dell’innovazione": la prima fa riferimento al raggiungimento di risultati originali e “proprietari”, la seconda alla trasformazione di tali risultati in prodotti e tecnologie di successo. Questa distinzione ridimensiona il valore effettivo di molte affermazioni concernenti “l’importanza della brevettazione”: proteggere a livello brevettuale l’invenzione è una condizione necessaria ma non sufficiente per l’affermazione di una innovazione, che si misura nell’apprezzamento del mercato, non garantito dall’Ufficio Brevetti.

Ne è la riprova la crescita cui si è assistito negli ultimi anni del mercato della proprietà intellettuale: sempre più le aziende rendono disponibili per lo sfruttamento industriale da parte di altre aziende brevetti inutilizzati, il cui costo di mantenimento costituisce un onere improduttivo insostenibile, soprattutto in periodi di crisi.

Vale quindi la pena di sottolineare come, in questa visione così pragmatica e semplificata (ma chiara e realistica) dei rapporti tra ricerca e innovazione non vi sia spazio per distinguere tra l’innovazione “di serie A” (quella che deriva unicamente dai risultati della ricerca scientifica di alto livello) e quella di “serie B” (svolta magari autonomamente dalle aziende su temi di minor contenuto scientifico e tecnologico).

L’innovazione in realtà, quale che sia la sua provenienza e il suo processo di sviluppo, si distingue solo in buona e cattiva. E’ buona innovazione quando crea vantaggi competitivi ampi e difendibili, cattiva quando corrisponde a prodotti che non rispondono adeguatamente ai bisogni espressi dal mercato, vero giudice dell’innovazione, e si risolve quindi in  perdite di tempo e denaro.

 

Massimo Malaguti
© PST Galileo 2010 - Riproduzione consentita con citazione della fonte

 

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