02 Marzo 2010
Il vasto panorama delle iniziative culturali ed espositive appare sempre più interessato dal tema della “contemporaneità”, come “cifra” di lettura delle espressioni artistiche emergenti e come categoria di appartenenza di particolare attualità.
Questo intervento intende presentare una particolare interpretazione della contemporaneità, allo scopo di definire una caratterizzazione ed un’identità specifica ed innovativa per le iniziative culturali promosse all’interno della città di Padova, con particolare riferimento all’azione delle Amministrazioni Pubbliche e degli Enti interessati.
Il senso della contemporaneità
Sono ormai numerosi, a livello regionale e nazionale, i “contenitori” di iniziative orientati a rappresentare la contemporaneità, che costituisce il denominatore comune delle diverse forme di espressione artistica che ne animano i rispettivi programmi di attività.
La contemporaneità si rivela infatti come la dimensione fondamentale all’interno della quale tendono a collocarsi un numero sempre più elevato di iniziative culturali, di cui il concetto di “contemporaneità” costituisce il riferimento principale per le relative scelte tematiche e organizzative.
Questo ruolo ormai centrale assunto dalla “contemporaneità” merita un approfondimento sull’interpretazione del suo stesso senso, che possa risultare utile per qualificarlo e definirlo ulteriormente, e per porne in risalto le relazioni che lo collegano al presente storico, sociale ed economico della nostra realtà.
In questo contesto si intende la “contemporaneità” come categoria che fa riferimento ad un sistema valoriale, piuttosto che temporale: i caratteri distintivi della contemporaneità non sono definiti tanto da un “periodo storico” dai confini più o meno identificati, ma da quelli che vengono ritenuti i “valori dominanti” propri della nostra epoca.
Se ci si propone di effettuare un’analisi in questo senso, non si può non ricordare quanto scrisse Italo Calvino nelle “Lezioni americane” a proposito dei “valori letterari da conservare nel prossimo millennio” (il nostro). Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità dovrebbero informare, secondo le parole di Calvino, “non solo l’attività degli scrittori ma ogni gesto della nostra svagata, troppo sciatta esistenza”.
La creatività come segno della contemporaneità
Nel nostro contesto, il valore di riferimento che definisce la contemporaneità, e che (come vedremo) è alla base stessa delle “emergenze” individuate da Italo Calvino, è la creatività. E’ un valore di grande attualità, riconosciuto al nostro Paese come proprio in molti ambiti, a livello internazionale.
Anche il termine creatività richiede di precisarne la definizione, se non altro per sottrarre questa parola (che dovrebbe essere usata quasi con pudore) ai mortificanti luoghi comuni cui è continuamente relegata.
Qui si intende la creatività come l’esercizio di quella capacità ideativa che consente di trovare nuovi modi, nuove tecniche, nuove espressioni formali e funzionali per rispondere ai mutevoli bisogni di rappresentazione, comunicazione, espressione dei nostri tempi.
La creatività non è quindi, in senso romantico, un esercizio astratto dell’ispirazione. Non è nemmeno una “sovrastruttura”, in senso marxista, autonoma ed indipendente dal contesto storico e sociale in cui si colloca. La creatività è un orientamento e un metodo per la ricerca di nuove soluzioni espressive, formali e funzionali, che trae dal presente, dal sistema delle relazioni sociali, dalle tecnologie e dalle conoscenze disponibili gli stimoli ed i contenuti per proposte sempre nuove da indirizzare alla moderna industria culturale, che va dall’editoria ad internet, dalle arti figurative al design industriale, dal teatro al cinema.
E’ proprio in questa visione, complessa ma estremamente attuale, che riconosciamo la validità e la lungimiranza della analisi di Calvino. Visibilità e molteplicità sono attributi oggi essenziali per i prodotti dell’industria culturale; leggerezza, rapidità ed esattezza lo sono non di meno per quelli dell’industria tout court.
La creatività diventa così l’elemento che muove la società moderna, e l’unica risorsa competitiva di cui possiamo dirci veramente detentori. La creatività è alla base dello sviluppo delle imprese ma anche dei sistemi sociali, che cercano nuove risposte nella “fertilizzazione incrociata” che deriva dal confronto dei mondi sovrapposti di arte e industria, di scienza e società, di cultura e comunicazione.
Creatività e rappresentazione
L’elemento di novità che questa interpretazione della contemporaneità vuole introdurre consiste, in questo contesto, in una diversa modalità di rappresentazione degli eventi culturali, che si distingue o meglio si affianca ai concetti più tradizionali dell’esposizione.
In questa visione acquista infatti un significato preminente la rappresentazione dei processi creativi, oltre che dei loro risultati. La scoperta dei metodi e dei processi attraverso i quali si alimenta e si sviluppa l’atto creativo diventa l’elemento centrale della rappresentazione, e costituisce il “valore aggiunto” in termini non solo espressivi, ma comunicativi e, verrebbe da dire, “formativi” dell’intera iniziativa culturale.
La rappresentazione dei processi creativi, che si giova essa stessa delle tecniche più attuali, consente all’evento culturale di allargare i propri orizzonti ad un coinvolgimento più esteso rispetto agli appassionati o agli “addetti ai lavori”, generando motivi di richiamo e di attenzione per soggetti appartenenti a mondi diversi.
La rappresentazione dei processi creativi consente inoltre di evitare le pericolose e stantie diatribe sul “bello”, e di ricondurre le distinzioni tra “cultura alta” e “cultura bassa” ad una investigazione su quanto e su cosa accomuna oggi le diverse espressioni dell’industria culturale.
Anche la “vertigine della lista” recentemente evocata da Umberto Eco è scongiurata. L’ambizione dell’evento non è di essere esaustivo della produzione di un autore o di un movimento, obiettivo spesso alla base di una visione decisamente mercantile e consumistica degli eventi culturali (di cui il “catalogo” diviene il feticcio irrinunciabile), ma di far comprendere motivazioni e modalità delle scelte tematiche ed espressive che si intende presentare.
La rappresentazione della creatività costituisce in questa proposta la base per la definizione di un “format” per gli eventi culturali: il “segno della creatività” diventa il filo rosso che lega le diverse manifestazioni , all’interno di ognuna delle quali si evidenzieranno quindi momenti, occasioni e modalità che ne porranno in evidenza il distinto percorso creativo.
Questo stesso format richiede la condivisione di un approccio di per se’ creativo per gli organizzatori e per i produttori stessi dell’evento culturale. Il risultato della creazione artistica (ma forse sarebbe meglio dire dell’attività ideativa) non assume infatti un valore “in se’”, ma in quanto rimanda ad una modalità, da progettare e costruire, che mira a esprimere i processi con cui l’opera è stata ideata e generata.
Da ultimo, va sottolineato un aspetto sul quale vale la pena di riflettere. Anche le città sono in competizione tra loro, nell’attrarre flussi turistici, investimenti, presenze di carattere culturale ed imprenditoriale: questa competizione richiede oggi per le città “posizionamenti” distintivi, attuali ed attrattivi. L' identificazione di Padova come "città della creatività” è un traguardo ambizioso, che una città ricca di tradizione e di nuovi fermenti culturali come la nostra merita di raggiungere.

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