25 Marzo 2010 1146 Visite
Innovazione incrementale e innovazione radicale a confronto
Il trasferimento di tecnologia ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel supportare ed alimentare i processi di innovazione, in particolare delle PMI.
Guardando ai contenuti dell’innovazione setssa ed alla ampiezza del vantaggio competitivo ottenuto, possiamo riconoscere due tipologie fondamentali dell’innovazione: l’”innovazione incrementale” e l’”innovazione radicale”. Si tratta di due percorsi per la generazione di nuovi prodotti che rivestono un’importanza fondamentale nei processi di sviluppo delle imprese ed economico e sociale dei territori di riferimento, in particolare dei distretti produttivi.
Allo scopo di raffigurare il ruolo e le modalità di intervento di queste due diverse tipologie dell’innovazione rispetto alle prospettive di sviluppo di imprese distretti, immaginiamo di costruire un grafico in cui in orizzontale riportiamo la scala dei tempi, ed in verticale la raffigurazione qualitativa di un parametro relativo alla crescita economica del distretto o dell’impresa (potrebbe essere ad esempio il valore generato).
Se guardiamo alla curva evolutiva di questo parametro, possiamo rilevare che la crescita continuativa registrata a partire dalla fine degli anni ’50 manifesta nel nostro periodo un punto di flesso, dovuto sia ad elementi congiunturali generati dalla crisi economica in atto, sia a alla pressione competitiva esercitata dai Paesi nuovi venuti sul mercato internazionale.
Il diagramma pone in relazione le prospettive di rilancio dei prodotti dei nostri distretti con le opportunità di applicazione dei percorsi innovativi caratterizzati dall’adozione di innovazioni di tipo incrementale o radicale.
Il percorso “incrementale” o “architetturale”, illustrato nello schema con la linea blu, corrisponde alla realizzazione di nuovi prodotti che presentano miglioramenti progressivi di prodotti esistenti, ottenuti attraverso il potenziamento, la diversificazione o l’aggiunta di nuove funzioni rispetto a quelle che contraddistinguevano il prodotto precedente, e che gli consentivano di rispondere ai bisogni per cui era stato ideato.
Un esempio di innovazione incrementale è costituito dall’introduzione sul mercato dei rasoi da barba “plurilama”, ottenuti attraverso l’introduzione “architetturale” di nuove lame parallele rispetto all’originario rasoio “monolama”. In questo caso, l’innovazione incrementale risiede nel potenziamento della funzione di rasatura: l’innovazione incrementale quindi non modifica nella sostanza la funzione con cui il prodotto risponde al bisogno, limitandosi a potenziarla e a migliorarne gli effetti.
Questo tipo di innovazione consente di aumentare nel breve e medio periodo il risultato economico del prodotto, “riposizionandolo” con continuità all’interno del mercato e allungandone così il ciclo di vita. L’innovazione incrementale si rivela di grande importanza in particolare per i distretti produttivi “maturi”, spesso caratterizzati da contenuti tecnologici limitati; la sua caratteristica intrinseca di relativa rapidità di introduzione ed i suoi costi contenuti la rendono particolarmente rispondente ai bisogni e alle possibilità delle PMI. Va rilevato però che l’innovazione incrementale produce valori limitati dell’ampiezza e della difendibilità del vantaggio competitivo, che per conseguenza può spesso essere recuperato più facilmente dai concorrenti.
Un altro esempio di innovazione di tipo incrementale è rappresentato da quella che potrebbe essere definita l’ “ibridazione” dei prodotti tradizionali con le applicazioni dell’elettronica miniaturizzata, con particolare riferimento alla sensoristica.
Nel caso illustrato nel diagramma, l’ibridazione elettronica consente all’orologio tradizionale di integrare la funzione originaria di “misura del tempo” con altre funzioni, legate alla misura di parametri ambientali come ad esempio temperatura, pressione, altimetria. L’ibridazione elettronica consente quindi di ampliare il ventaglio di funzioni del prodotto, “sommando” a quella originale nuove funzioni che contribuiscono quindi ad aumentare l’utilità e l’attrattività del prodotto stesso.
L’innovazione “radicale” (curva in verde) consiste invece nella realizzazione di un nuovo prodotto che risponde al bisogno attraverso una tecnologia totalmente nuova rispetto a quella utilizzata dal prodotto precedente, che viene alle volte “spazzato via” dal mercato, determinando nuovi modi d’uso e consumo, o addirittura modificando gli stili di vita dei consumatori.
Un esempio di questa sostituzione “radicale” può essere rappresentato dal telefono cellulare, che risponde al medesimo bisogno di comunicazione a distanza con un vero e proprio “salto tecnologico” rispetto al telefono fisso.
Questo tipo di innovazione richiede la capacità di sostenere investimenti considerevoli per periodi medio – lunghi di tempo (anni), senza corrispondente ritorno economico, nella prospettiva di pervenire alla “breaktrough technology” in grado di soppiantare la generazione di prodotti precedenti, e di determinare una posizione dominante all’interno del mercato con un vantaggio competitivo difficilmente recuperabile da parte dei concorrenti.
Questo tipo di innovazione presenta caratteristiche che la rendono difficilmente praticabile, in maniera autonoma, dalle PMI. La sfida che oggi dobbiamo affrontare è quella di sostenere la capacità competitiva dei distretti e delle PMI attraverso interventi mirati basati sull’innovazione incrementale, con contenuti di qualità concernenti l’impiego di materiali innovativi e l’applicazione creativa del design industriale.
Nel contempo, è necessario operare con gli strumenti del trasferimento di tecnologia per avvicinare distretti e PMI all’innovazione a maggior contenuto tecnico scientifico e a maggiore valenza applicativa: un esempio in questo senso è costituito dalle nanotecnologie, la cui introduzione può riguardare un ampio spettro di produzioni dei nostri distretti, e contribuire in maniera determinante alla loro innovazione ed al loro rilancio.

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